Basi teoriche

Il Costruttivismo kelliano è una evoluzione dell’approccio cognitivo alla persona. E’ una linea teorica che si basa su alcuni principi fondamentali di condotta terapeutica e base epistemologica.
La caratteristica fondamentale è il rapportarsi alla persona come al detentore della conoscenza di sé e del proprio disagio psicologico. Costruendo con dei presupposti professionali una lettura del disagio stesso e della sua genesi. Tale teoria resta la teoria percorribile fino ad una eventuale disconferma della stessa. Non vi sono pertanto approcci teorici precostituiti.
Gli psicologi psicoterapeuti della Cooperativa Sociale Matrix hanno avuto una formazione costruttivista presso il Cesipc (CEntro Studi In Psicoterapia Costruttivista) di Firenze (
www.cesipc.it), secondo i due indirizzi:

  • L’indirizzo cognitivo-costruttivista si fonda su una elaborazione in chiave costruttivista radicale della teoria dell’attaccamento di J. Bowlby e del modello dinamico-maturazionale dei pattern di attaccamento nell’adulto, che si integra con i più recenti sviluppi della ricerca di base relativi ai processi espliciti (consapevoli) e impliciti (inconsci) di attribuzione di significato. Si caratterizza inoltre per un uso flessibile del setting in funzione dell’utilizzazione di procedure immaginative finalizzate ad una maggior presa di contatto del paziente con le proprie emozioni. Il processo formativo parte dalla pratica per arrivare all’acquisizione del modello e delle tecniche d’intervento da parte degli allievi.
  • L’indirizzo costruttivista-ermeneutico consiste in una elaborazione della teoria dei costrutti personali di G. A. Kelly che ne fa emergere la relazione con la tradizione ermeneutico-fenomenologica e l’ontologia dell’osservatore di H. Maturana, e ne persegue le implicazioni sul piano del processo e della relazione psicoterapeutica. Ne consegue un approccio che sottolinea la modalità conversazionale e narrativa del sé e della conoscenza personale. Il processo formativo parte dall’analisi delle epistemologie personali degli allievi per arrivare all’acquisizione di uno stile terapeutico coerente con i presupposti teorici.

 

Metodologia ed intervento secondo l’ottica sistemica del Servizio Sociale Matrix

Il modello nasce negli Stati Uniti nella seconda metà degli anni `60, all’interno della psicoanalisi e fa capo alla teoria generale dei sistemi di Von Bertalanffy. Hall e Fagen hanno definito un sistema come un insieme degli oggetti e delle relazioni fra gli oggetti e i loro attributi. Gli oggetti sono i componenti o parti del sistema e gli attributi sono le proprietà degli oggetti, mentre le relazioni rendono compatto il sistema. Quando si parla di sistemi è necessario distinguerli in base al tipo di apertura (o chiusura) con l’ambiente, in sistemi aperti e/o chiusi.

Il sistema aperto è stato ripreso dalle scienze sociali per riferirsi all’individuo e al suo ambiente di vita, in quanto esso si caratterizza per la circolarità delle informazioni, la retroazione (o feed-back), la trasformazione e omeostasi, l’equifinalità.

Nell’ottica sistemico relazionale la conduzione del colloquio richiede tecniche specifiche e un atteggiamento mentale volto a trovare una risposta alla domanda “a quale scopo” e non “perché”.

Il vivere presente dell’utente e la sua situazione interpersonale sono l’oggetto dell’intervento, l’obiettivo terapeutico è il cambiamento.

La complessità del campo è forte proprio perché l’oggetto di conoscenza e di azione è la società nella sua realtà dinamica. Ciò che interessa l’assistente sociale è l’intersezione bisogni-risorse, perché spesso è proprio la carenza delle risorse che toglie autonomia alle persone nell’affrontare e risolvere i loro problemi. L’intervento si focalizza dunque sull’interdipendenza tra persona-territorio-organizzazione di risposte (tridimensionalità dell’intervento), con una fondamentale attenzione alla comunicazione efficace come strumento essenziale per instaurare le relazioni di aiuto